18 maggio 2013

The working dead

Sul set della nuova serie tv "The working dead".
Trama: Mentre lo scirocco dissemina la munnizza distribuendola uniformemente sulle strade di Bagheria, gli impiegati morti del coinres invadono il territorio dell'ato4 nutrendosi di sindaci freschi e aspiranti tali, che per difendersi sparano raffiche di cazzate e promesse non mantenibili alle quali forse gli zombie abboccheranno. Intanto i cittadini vanno a lezioni di giapponese, per imparare a bestemmiare anche in quella lingua.


(Giuseppe Amenta via mail per pubblicazione immediata)

Chiarimenti sugli "zombie"


A seguito del post "the working dead", ricevo un messaggio privato su Facebook che mi lascia interdetto. Mi sorge il dubbio di essere stato frainteso, quindi per dormire sereno di notte, rispondo pubblicamente alla signora M. che amareggiata mi scrive:

"cancelli le cattiverie sugli zombi ci fà più bella figura. E chieda scusa per le cattiverie scritte. ridere sulla disoccupazione in una terra amara come la sicilia non le fa onore."

Ridere?
Io volevo far piangere, denunciare le promesse dei politici corruttori e di chi, per necessità, si lascia comprare con un lavoro falso, inutile, dannoso per le casse dei Comuni e dei cittadini.
COINRES, AMIA, LSU, articolisti vari, GESIP,  sono tutti figli (morti) dello stesso sistema clientelare che ha reso la Sicilia "amara".
Non, c'è niente da ridere, c'è da sputare in faccia a chi promette corsie preferenziali per trovare un lavoro, scavalcando qualsiasi etica, qualsiasi meritocrazia, qualsiasi cosa che io chiamo onestà. Ed in quella foto ci sono i risultati.
Gentile signora M., la mia era un'amara ironia. Ridere è l'ultima cosa che volevo far fare. Spero di averle chiarito il concetto.

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Giuseppe Amenta

09 maggio 2013

scuse per tutti. pubblicazione immediata

Caro Giuseppe,
mi dispiace aver provocato questa tua reazione, sinceramente non penso di aver offeso nessuno, ma se qualcuno si è sentito, in qualche maniera, oltraggiato dalle mie parole, spero voglia accettare le mie più sentite e sincere scuse.
Il mio post voleva essere una maniera per esprimere la mia opinione su ciò che sento e che vedo in giro per il paese, voleva essere una maniera di comunicare agli altri ciò che pensavo.

Non ho fatto nomi se non quelli dei canditati ufficiali alla carica di primo cittadino, candidati che reputo, per inciso, persone oneste e degne di fiducia da parte dei cittadini. Non ho giudicato nessuno, ma soltanto, mi sono limitato a giudicare la metodologia con la quale in questo paese si fa campagna elettorale gettando fango sugli altri.
Ribadisco il mio malessere per la tua reazione, ma se può essere utile, hai tutta la mia approvazione se deciderai di cancellare il mio post dal blog.

Una cosa, però, ci tengo a puntualizzare:- l'anonimato non è sempre frutto di mancanza di coraggio, nel caso specifico è stata questione di opportunità, non ho bisogno di pubblicità e sopratutto non intendo farne a nessuno, mettere la firma in calce sarebbe stato errato, in quanto, essendo schierato, avrei, in quel caso si, offeso qualcuno.

Per ciò che riguarda il mio odore, t'assicuro che emano olezzo di onestà e correttezza, forse pecco di modestia, ma ti posso garantire che mai sono sceso a compromessi, non ho barattato mai la mia dignità per niente al mondo.
La mattina mi posso guardare allo specchio serenamente e soprtutto posso gurdare dritto negli occhi chiunque. Ti basti sapere che la mia formazione civica e morale è frutto di sani principi inculcati dai miei genitori e da insegnanti particolarmente illuminati ( mi riferisco in particolare alla beneamata signora Rosa, so che capirai!).

Quando tutto questo pandemonio elettorale finirà, sicuramente mi farò riconoscere, so fin da ora che sarà una delusione, d'altronde mi definisco un signor nessuno che, però, pensa che il nostro paese abbia diritto ad un futuro migliore.
Mi auguro che questa nostra querelle possa essere da traino da stimolo per altre persone. le diverse opinioni sono sempre formative, servono a svegliare le menti sopite e ci permettono di fare un quadro più ampio su diverse questioni.
Prima di augurare buona vita a te ed ai lettori, desidero, nuovamente, scusarmi, se per ignoranza o poca dimestichezza con le parole, ho offeso chicchesia.

Ciao e grazie per l'opportunita che il tuo blog ci offre ogni giorno, spero di utilizzarlo ancora in futuro, magari per complimentarmi con i nostri futuri amministratori o, al contrario, per far notare qualche disservizio o qualche anomalia nella gestione della cosa pubblica, ovviamente sempre secondo la mia modesta opinione.

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Pubblicato via e-mail da utente anonimo

03 maggio 2013

pubblicazione immediata

Finalmente si avvicinano le elezioni comunali.
Tutti siamo più buoni, più bravi, più disponibili con gli altri.
Tutti ci rifacciamo il look per renderci più "appetibili".
In un paese morto, le elezioni rappresentano un momento di fervore civile e politico. Ancora i toni sono sicuramente edulcorati, non è
ancora iniziato il tutti contro tutti. Per la verità, qualcuno ha già iniziato, sono i soliti noti che vogliono farci credere che tutto il marcio sta da una parte ( ovviamente non la loro).
Di sicuro c'è che pensano che i Casteldaccesi siano tutti degli emeriti imbecilli, non dotati di olfatto fine per sentire la puzza. Sentendo in giro i nomi dei candidati al consiglio comunale ho avuto difficoltà ha distinguere il nuovo dal vecchio. La lista di Spatafora è certamente la continuità, come lo è sicuramente la lista Montesanto.
Chiunque abbia, anche soltanto un poco, bazzicato la vita politica degli ulti 20 anni, si rende facilmente conto di quanto vecchio si nasconde nel nuovo, di quanti figli o affini di politicanti navigati, siano stati inseriti qua e la al fine di garantirsi comunque un paracadute (meditate grillini meditate).
Come nella più classica delle vicende politiche Siciliane si vuole cambiare per non cambiare nulla, in questo siamo maestri. Non facciamoci prendere per i fondelli, ovviamente ognuno di noi, voterà secondo coscenza, ovviamente ognuno di noi si troverà a decidere da che parte stare in questa bagarre elettorale.
L'importante, dal mio punto di vista, è votare comunque la persona che ti sembra più onesta, al di la dei bellissimi programmi ci sono le facce più o meno attraenti, ci sono i personaggi più o meno presentabili.
Concludo, con l'invito a tutti, di recarsi alle urne, il momento delle elezioni è comunque importante, è l'unica occasione per esprimere un parere, un'idea. Tanto dall'indomani non conteremo più nulla nemmeno per i falsi imbonitori che oggi sembrano preoccuparsi dei nostri problemi quotidiani.
Prima di chiudere, voglio fare un invito a tutti i candidati:- prima di esprimere qualsivoglia giudizio sugli altri, guadatevi allo specchio e odoratevi per vedere se puzzate di stantio indipendentemente dall'età anagrafica....
Ciao a tutti e buona vita.

-- Pubblicato via e-mail da utente anonimo --


27 novembre 2012

26 novembre 2012

Cerco padrone

Qualcuno ha smarrito questo bel pastore? Non ha il collare ma dal segno sul collo deve averlo avuto. Avvistato in zona centro sociale, 5 minuti fa.
Pubblicazione immediata

18 settembre 2012

I: inaugurazione torre duca di salaparuta


Come assessore alla cultura del comune di Casteldaccia,voglio segnalare, al link indicato di seguito, il video  della cerimonia d'inaugurazione della Torre Duca Di Salaparuta, un evento che una volta tanto, ha visto la nostra comunità veramente unita:


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Vincenzo Accurso

pubblicazione immediata

19 luglio 2012

Parole da ricordare e sulle quali riflettere

Intervento di Roberto Scarpinato, Procuratore generale della corte d'appello di Caltanissetta, alla commemorazione per il ventennale della strage di via D'Amelio


Caro Paolo,

oggi siamo qui a commemorarti in forma privata perché più trascorrono gli anni e più diventa imbarazzante il 23 maggio ed il 19 luglio partecipare alle cerimonie ufficiali che ricordano le stragi di Capaci e di via D'Amelio.

Stringe il cuore a vedere talora tra le prime file, nei posti riservati alle autorità, anche personaggi la cui condotta di vita sembra essere la negazione stessa di quei valori di giustizia e di legalità per i quali tu ti sei fatto uccidere; personaggi dal passato e dal presente equivoco le cui vite – per usare le tue parole – emanano quel puzzo del compromesso morale che tu tanto aborrivi e che si contrappone al fresco profumo della libertà.

E come se non bastasse, Paolo, intorno a costoro si accalca una corte di anime in livrea, di piccoli e grandi maggiordomi del potere, di questuanti pronti a piegare la schiena e a barattare l'anima in cambio di promozioni in carriera o dell'accesso al mondo dorato dei facili privilegi.

Se fosse possibile verrebbe da chiedere a tutti loro di farci la grazia di restarsene a casa il 19 luglio, di concederci un giorno di tregua dalla loro presenza. Ma, soprattutto, verrebbe da chiedere che almeno ci facessero la grazia di tacere, perché pronunciate da loro, parole come Stato, legalità, giustizia, perdono senso, si riducono a retorica stantia, a gusci vuoti e rinsecchiti.

Voi che a null'altro credete se non alla religione del potere e del denaro, e voi che non siete capaci di innalzarvi mai al di sopra dei vostri piccoli interessi personali, il 19 luglio tacete, perché questo giorno è dedicato al ricordo di un uomo che sacrificò la propria vita perché parole come Stato, come Giustizia, come Legge acquistassero finalmente un significato e un valore nuovo in questo nostro povero e disgraziato paese.

Un paese nel quale per troppi secoli la legge è stata solo la voce del padrone, la voce di un potere forte con i deboli e debole con i forti. Un paese nel quale lo Stato non era considerato credibile e rispettabile perché agli occhi dei cittadini si manifestava solo con i volti impresentabili di deputati, senatori, ministri, presidenti del consiglio, prefetti, e tanti altri che con la mafia avevano scelto di convivere o, peggio, grazie alla mafia avevano costruito carriere e fortune.

Sapevi bene Paolo che questo era il problema dei problemi e non ti stancavi di ripeterlo ai ragazzi nelle scuole e nei dibattiti, come quando il 26 gennaio 1989 agli studenti di Bassano del Grappa ripetesti: "Lo Stato non si presenta con la faccia pulita… Che cosa si è fatto per dare allo Stato… Una immagine credibile?… La vera soluzione sta nell'invocare, nel lavorare affinché lo Stato diventi più credibile, perché noi ci dobbiamo identificare di più in queste istituzioni".

E a un ragazzo che ti chiedeva se ti sentivi protetto dallo Stato e se avessi fiducia nello Stato, rispondesti: "No, io non mi sento protetto dallo Stato perché quando la lotta alla mafia viene delegata solo alla magistratura e alle forze dell'ordine, non si incide sulle cause di questo fenomeno criminale". E proprio perché eri consapevole che il vero problema era restituire credibilità allo Stato, hai dedicato tutta la vita a questa missione.

Nelle cerimonie pubbliche ti ricordano soprattutto come un grande magistrato, come l'artefice insieme a Giovanni Falcone del maxiprocesso che distrusse il mito della invincibilità della mafia e riabilitò la potenza dello Stato. Ma tu e Giovanni siete stati molto di più che dei magistrati esemplari. Siete stati soprattutto straordinari creatori di senso.

Avete compiuto la missione storica di restituire lo Stato alla gente, perché grazie a voi e a uomini come voi per la prima volta nella storia di questo paese lo Stato si presentava finalmente agli occhi dei cittadini con volti credibili nei quali era possibile identificarsi ed acquistava senso dire " Lo Stato siamo noi". Ci avete insegnato che per costruire insieme quel grande Noi che è lo Stato democratico di diritto, occorre che ciascuno ritrovi e coltivi la capacità di innamorarsi del destino degli altri. Nelle pubbliche cerimonie ti ricordano come esempio del senso del dovere.

Ti sottovalutano, Paolo, perché la tua lezione umana è stata molto più grande. Ci hai insegnato che il senso del dovere è poca cosa se si riduce a distaccato adempimento burocratico dei propri compiti e a obbedienza gerarchica ai superiori. Ci hai detto chiaramente che se tu restavi al tuo posto dopo la strage di Capaci sapendo di essere condannato a morte, non era per un astratto e militaresco senso del dovere, ma per amore, per umanissimo amore.

Lo hai ripetuto la sera del 23 giugno 1992 mentre commemoravi Giovanni, Francesca, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Parlando di Giovanni dicesti: "Perché non è fuggito, perché ha accettato questa tremenda situazione, perché mai si è turbato, perché è stato sempre pronto a rispondere a chiunque della speranza che era in lui? Per amore! La sua vita è stata un atto di amore verso questa sua città, verso questa terra che lo ha generato".

Questo dicesti la sera del 23 giugno 1992, Paolo, parlando di Giovanni, ma ora sappiamo che in quel momento stavi parlando anche di te stesso e ci stavi comunicando che anche la tua scelta di non fuggire, di accettare la tremenda situazione nella quale eri precipitato, era una scelta d'amore perché ti sentivi chiamato a rispondere della speranza che tutti noi riponevamo in te dopo la morte di Giovanni.

Ti caricammo e ti caricasti di un peso troppo grande: quello di reggere da solo sulle tue spalle la credibilità di uno Stato che dopo la strage di Capaci sembrava cadere in pezzi, di uno Stato in ginocchio ed incapace di reagire.

Sentisti che quella era divenuta la tua ultima missione e te lo sentisti ripetere il 4 luglio 1992, quando pochi giorni prima di morire, i tuoi sostituti della Procura di Marsala ti scrissero: "La morte di Giovanni e di Francesca è stata per tutti noi un po' come la morte dello Stato in questa Sicilia. Le polemiche, i dissidi, le contraddizioni che c'erano prima di questo tragico evento e che, immancabilmente, si sono ripetute anche dopo, ci fanno pensare troppo spesso che non ce la faremo, che lo Stato in Sicilia è contro lo Stato e che non puoi fidarti di nessuno. Qui il tuo compito personale, ma sai bene che non abbiamo molti altri interlocutori: sii la nostra fiducia nello Stato".

Missione doppiamente compiuta, Paolo. Se riuscito con la tua vita a restituire nuova vita a parole come Stato e Giustizia, prima morte perché private di senso. E sei riuscito con la tua morte a farci capire che una vita senza la forza dell'amore è una vita senza senso; che in una società del disamore nella quale dove ciò che conta è solo la forza del denaro ed il potere fine a se stesso, non ha senso parlare di Stato e di Giustizia e di legalità.

E dunque per tanti di noi è stato un privilegio conoscerti personalmente e apprendere da te questa straordinaria lezione che ancora oggi nutre la nostra vita e ci ha dato la forza necessaria per ricominciare quando dopo la strage di via D'Amelio sembrava – come disse Antonino Caponnetto tra le lacrime – che tutto fosse ormai finito.

Ed invece Paolo, non era affatto finita e non è finita. Come quando nel corso di una furiosa battaglia viene colpito a morte chi porta in alto il vessillo della patria, così noi per essere degni di indossare la tua stessa toga, abbiamo raccolto il vessillo che tu avevi sino ad allora portato in alto, perché non finisse nella polvere e sotto le macerie.

Sotto le macerie dove invece erano disposti a seppellirlo quanti mentre il tuo sangue non si era ancora asciugato, trattavano segretamente la resa dello Stato al potere mafioso alle nostre spalle e a nostra insaputa.

Abbiamo portato avanti la vostra costruzione di senso e la vostra forza è divenuta la nostra forza sorretta dal sostegno di migliaia di cittadini che in quei giorni tremendi riempirono le piazze, le vie, circondarono il palazzo di giustizia facendoci sentire che non eravamo soli.

E così Paolo, ci siamo spinti laddove voi eravate stati fermati e dove sareste certamente arrivati se non avessero prima smobilitato il pool antimafia, poi costretto Giovanni ad andar via da Palermo ed infine non vi avessero lasciato morire.

Abbiamo portato sul banco degli imputati e abbiamo processato gli intoccabili: presidenti del Consiglio, ministri, parlamentari nazionali e regionali, presidenti della Regione siciliana, vertici dei Servizi segreti e della Polizia, alti magistrati, avvocati di grido dalle parcelle d'oro, personaggi di vertice dell'economia e della finanza e molti altri.

Uno stuolo di sepolcri imbiancati, un popolo di colletti bianchi che hanno frequentato le nostre stesse scuole, che affollano i migliori salotti, che nelle chiese si battono il petto dopo avere partecipato a summit mafiosi. Un esercito di piccoli e grandi Don Rodrigo senza la cui protezione i Riina, i Provenzano sarebbero stati nessuno e mai avrebbero osato sfidare lo Stato, uccidere i suoi rappresentanti e questo paese si sarebbe liberato dalla mafia da tanto tempo.

Ma, caro Paolo, tutto questo nelle pubbliche cerimonie viene rimosso come se si trattasse di uno spinoso affare di famiglia di cui è sconveniente parlare in pubblico. Così ai ragazzi che non erano ancora nati nel 1992 quando voi morivate, viene raccontata la favola che la mafia è solo quella delle estorsioni e del traffico di stupefacenti.

Si racconta che la mafia è costituita solo da una piccola minoranza di criminali, da personaggi come Riina e Provenzano. Si racconta che personaggi simili, ex villici che non sanno neppure esprimersi in un italiano corretto, da soli hanno tenuto sotto scacco per un secolo e mezzo la nostra terra e che essi da soli osarono sfidare lo Stato nel 1992 e nel 1993 ideando e attuando la strategia stragista di quegli anni. Ora sappiamo che questa non è tutta la verità.

E sappiamo che fosti proprio tu il primo a capire che dietro i carnefici delle stragi, dietro i tuoi assassini si celavano forze oscure e potenti. E per questo motivo ti sentisti tradito, e per questo motivo ti si gelò il cuore e ti sembrò che lo Stato, quello Stato che nel 1985 ti aveva salvato dalla morte portandoti nel carcere dell'Asinara, questa volta non era in grado di proteggerti, o, peggio, forse non voleva proteggerti.

Per questo dicesti a tua moglie Agnese: "Mi ucciderà la mafia, ma saranno altri che mi faranno uccidere, la mafia mi ucciderà quando altri lo consentiranno". Quelle forze hanno continuato ad agire Paolo anche dopo la tua morte per cancellare le tracce della loro presenza. E per tenerci nascosta la verità, è stato fatto di tutto e di più.

Pochi minuti dopo l'esplosione in Via D'Amelio mentre tutti erano colti dal panico e il fumo oscurava la vista, hanno fatto sparire la tua agenda rossa perché sapevano che leggendo quelle pagine avremmo capito quel che tu avevi capito.

Hanno fatto sparire tutti i documenti che si trovavano nel covo di Salvatore Riina dopo la sua cattura. Hanno preferito che finissero nella mani dei mafiosi piuttosto che in quelle dei magistrati. Hanno ingannato i magistrati che indagavano sulla strage con falsi collaboratori ai quali hanno fatto dire menzogne. Ma nonostante siano ancora forti e potenti, cominciano ad avere paura.

Le loro notti si fanno sempre più insonni e angosciose, perché hanno capito che non ci fermeremo, perché sanno che è solo questione di tempo. Sanno che riusciremo a scoprire la verità. Sanno che uno di questi giorni alla porta delle loro lussuosi palazzi busserà lo Stato, il vero Stato quello al quale tu e Giovanni avete dedicato le vostre vite e la vostra morte.

E sanno che quel giorno saranno nudi dinanzi alla verità e alla giustizia che si erano illusi di calpestare e saranno chiamati a rendere conto della loro crudeltà e della loro viltà dinanzi alla Nazione.

(pubblicazione immediata su www.casteldaccia.net)

19 giugno 2012

Diario di un'elezione 2


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Post rimosso
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MI DUOLE MA NON POSSO PERMETTERE CHE SI OFFENDANO PERSONE NASCONDENDOSI DIETRO L'ANONIMATO

Una firmetta nome e cognome e l'offesa diventa dibattito costruttivo. Senza contare che esponendosi con la propria faccia i toni si moderano, l'accusato può difendersi, l'accusatore acquista in dignitá e la crescita politica diventa possibile. Senza firma é sterile curtigghio e per me non va bene, non su questo blog.

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Giuseppe Amenta

18 giugno 2012

Diario di un'elezione

==Pubblicazione immediata==

Francamente, non credo di essere un bigotto della politica, né un
ingenuo. In tanti anni di elezioni a qualsiasi livello, anche col
ruolo di semplice spettatore, ho imparato a riconoscere "l'animale"
che spesso si nasconde dietro ogni buon finto politico. E in sincerità
non avevo mai visto quello che ho visto quest'anno per le elezioni a
sindaco nel nostro paese.
Un po' di meraviglia mista ad indignazione l'ho provata una delle sere
a ridosso delle votazioni all'arsenale delle apparizioni, in occasione
della presentazione di una delle tante liste di consiglieri. Ho visto
in prima fila gente del PD (menoelle), sindacalisti di sinistra e
braccianti, gente che non più di 10 anni fa armeggiava ancora col
tazebao, assieme a galoppini del Pdl applaudire tre interventi di alte
personalità: uno dell'on.le Scoma, un altro dell'on.le Vicari e infine
dell'on.le Giammanco. Roba che Berlinguer e Fanfani dentro la tomba si
sarebbero rivoltati centinaia di volte.
E pensavo di aver visto tutto. Invece, la domenica successiva in
piazza c'è stata la replica, questa volta gli abbracci e i baci tra
Nietsche e Marx sono stati scambiati per la presenza dell'on.le
Cascio.
Ma non finisce mica qui.
Infatti, poi, nel pomeriggio, così come si usava una volta per le
visite ai parenti, in una specie di ricambio di cortesia, ad
applaudire e ad onorare l'on.le Cracolici del nuovo PD (menoelle), si
sono recati in religioso corteo i galoppini del Pdl. Presumo che
queste immagini siano state una gran bella soddisfazione per gli ex
comunisti.
E proprio come nella migliore tradizione delle visite parentali, dopo,
è seguito un breve rinfresco con tarallucci e rosolio.
Sullo sfondo le struggenti note di Forza Italia e Bandiera Rossa in un
ipotetico abbraccio. Il tutto in un'atmosfera festaiola, quasi onirica
e surreale direi.
Questo è il fatto, e non so voi, ma io in queste scene da romanzo
kafkiano, un po' di disagio l'ho avvertito.
E' stato solo un attimo, il tempo di un batter d'ali ed è passato via.
Anche questa, da domani sarà l'ennesima normalità.
1973 Antonello Venditti: «….. "avanti! tutti al bar". Dove Nietsche e
Marx si davano la mano …….»

Pubblicato da anonimo via e-mail

20 novembre 2011

Incidente in autostrada




Oggi pomeriggio intorno alle 15, a causa di una perdita di gasolio di un pullman, uno moto ed alcune auto sono state coinvolte in un grave incidente stradale, avvenuto nel tratto di autostrada proprio sotto il ponte pedonale tra la via Lungarini e la Via F. Baracca in direzione Palermo.

Il primo a perdere il controllo del mezzo è stato un giovane a bordo di un'Honda Transalp, che è comunque rimasto illeso. Subito dopo di lui una fiat punto guidata da una donna con due bambini piccoli a bordo è andata in testacoda e si è completamente distrutta. I feriti sono stati estratti dalle lamiere dai vigili del fuoco e portati in ospedale da autombulanze e da un elicottero dell'elisoccorso atterrato in autostrada pochi minuti dopo l'incidente.



www.casteldaccia.net
.G.A
(pubblicazione immediata) 

15 settembre 2011

Scanniamo il "porcellum"!

Entro il 25 settembre si può andare in Comune per firmare a favore del referendum che abroga l'attuale legge elettorale, quella che consente ai capi di partito di scegliere chi mandare in Parlamento. Se vuoi essere tu a scegliere chi ti rappresenti vai a firmare. Pochi sanno che è in corso questa raccolta di firme, diffondiamo la voce! Potete firmare presso gli Uffici Anagrafe del vostro comune di residenza. NON ASPETTIAMO CHE SIANO GLI ALTRI A FARLO PER NOI, MUOVIAMO IL CULO!


www.casteldaccia.net

09 giugno 2011

Oggi si vota. Istruzioni per l'uso della scheda elettorale


-ELEZIONI NEI COMUNI CON POPOLAZIONE SINO A 15.000 ABITANTI
La scheda reca i nomi e i cognomi dei candidati alla carica di sindaco, al cui fianco è riportato il contrassegno della lista con cui il candidato è collegato.
L’elettore può votare:

• per una delle liste, tracciando un segno sul relativo contrassegno;
• per un candidato a sindaco, tracciando un segno sul relativo nominativo;
• per un candidato a sindaco, tracciando un segno sul relativo nominativo, e per la lista collegata, tracciando un segno anche sul relativo contrassegno.
In tutti questi casi, il voto si intenderà attribuito sia al candidato alla carica di sindaco sia alla lista collegata.
L’elettore può inoltre esprimere al massimo due voti di preferenza, per candidati alla carica di consigliere comunale compresi nella lista collegata al candidato alla carica di sindaco prescelto, scrivendone solo il cognome o, in caso di omonimia, il cognome e il nome e, ove occorra, data e luogo di nascita, nelle apposite righe stampate sotto il medesimo contrassegno, avendo però presente che, nel caso di espressione di due preferenze, queste devono riguardare candidati di sesso diverso, a pena di annullamento della seconda preferenza.
IMPORTANTE:  NON E' POSSIBILE EFFETTUARE IL VOTO DISGIUNTO, cioè NON è possibile votare un sindaco ed una lista a lui non collegata, o un candidato di una lista a lui non collegata. Quindi se dovete votare il nipote, il fratello, il cugino, il cognato, l'amico eccetera, ricordatevi di non mettere la croce sul sindaco sbagliato. 

Aggiornamento: alcuni lettori mi segnalano che la parte che vedete quì sopra scritta in grigio chiaro è errata, in quanto anche nei comuni con meno di 15000 abitanti sarebbe possibile effettuare il voto disgiunto. Sto verificando le fonti normative, nel frattempo non tenete quindi conto di quello che ho scritto, chè forse ho sbagliato. Se così fosse, chiedo scusa in anticipo e non posso altro che sperare che crediate nella mia buonafede. Errare è umano, "capita e ricapiterà!"
AGGIORNAMENTO BIS: Ho spagliato io, il voto disgiunto, in Sicilia, è possibile anche nei comuni con popolazione tra i 10.0000 ed i 15.000 abitanti. Richiedo scusa e ringrazio Ignazio Fricano che me lo ha fatto notare.
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Giuseppe Amenta per Casteldaccia.net

26 maggio 2011

Palermo-Inter: si parte!


Un'illustre delegazione casteldaccese in partenza per la finale Palermo-Inter a Roma! (foto di Marco Bartolo Virruso)
 

02 maggio 2011

Città di Casteldaccia perde i play-out per rimanere in eccellenza

Kamarat-Casteldaccia 4-0 

Bocconi amari per i tifosi del Casteldaccia , che vedono la nostra squadra di calcio cittadina, retrocessa nel torneo di promozione, dopo una sonante sconfitta contro gli agrigentini del Kamarat.