29 maggio 2016

Scrivi sul Blog


Scrivere sul blog pubblico di casteldaccia.net non è mai stato così semplice, facile come inviare un'e-mail...infatti è proprio così che si fa:
utilizzate la vostra e-mail abituale per inviare un normalissimo messaggio a questo indirizzo
e, se volete, allegate anche le foto che desiderate pubblicare.

L'unico accorgimento che dovete tenere presente per far si che la vostra e-mail venga pubblicata è che essa contenga nel corpo, o nell'oggetto, o nella firma la seguente dicitura: pubblicazione immediata

se il filtro individuerà  la suddetta frase in un punto qualsiasi della mail, provvederà a pubblicare automaticamente entro pochi secondi, il suo contentuto sul blog, utilizzando l'oggetto come titolo del post. Anche le eventuali foto allegate alla mail verranno pubblicate automaticamente.

Inviate foto, notizie , articoli, pensieri e tutto quello che ritenete possa essere condiviso con la comunità Casteldaccese.

NON inviate invece pubblicità, sponsorizzazioni, spam e porcherie del genere.

Più collaborate, più il blog è utile a tutti.


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Giuseppe Amenta
per  - www.casteldaccia.net -

28 maggio 2016

Un pò di storia

dalle origini...

Nel 1737 il marchese Vincenzo Ignazio Abbate di Lungarini acquista, "per onze 2.400" e un canone annuo ammontante ad ulteriori dodici onze, il territorio denominato Castellazzo che diventerà comune, autonomo, grazie ad un regio decreto, nel 1854.

Si narra che il marchese di Lungarini avrebbe voluto fondare nel feudo appena acquistato un nuovo paese ma l’animoso vicino di Altavilla cercò di ostacolarlo facendo opposizione presso l'autorità regia con riferimento ad una particolare legge del tempo. Allora il Lungarini per rabbonire i1 vicino marchese gli concesse l'acqua del suo fondo Naurra, per la qual cosa già erano avvenute precedenti trattative, potendo così più facilmente ottenere la licenza regia occorrente.

Il primo nucleo abitativo si dispose attorno ai tre lati della torre-castello di piazza Matrice. Erano modeste abitazioni contadine, da lì il nome "Casuzzi". Aumentando poi sempre più la popolazione ed essendo divenuta insufficiente la chiesetta del Rosario attigua al castello, il marchese di Lungarini pensò bene di far erigere una chiesa che fu ultimata nel 1746.

La data è incisa nell'iscrizione dello stemma della famiglia Lungarini posto all'interno della chiesa sotto la grande finestra centrale.

La chiesa è in stile neoclassico, ha una sola navata centrale e ultimamente ha subìto il suo primo restauro strutturale nella copertura della volta e nella facciata sia frontale che laterale.

Ma se questa è la storia del primo nucleo del paese non è detto che prima del settecento non vi fossero tracce di insediamenti in zona.

Da uno studio dello storico Nino Morreale (che si è avvalso di vari documenti, di cui il primo risalente al 1143), si evince che un insediamento islamico e successivamente normanno era presente nella zona a monte del paese: la contrada Ciandro.

Vi sorgeva un casale in cui si produceva il vino nientemeno che per la Cappella Palatina al tempo di re Ruggero II.
Sempre in riferimento alla stessa zona Giuseppe Vallardi nel suo "Itinerario d'Italia" parla di una scoperta archeologica fatta da Gabriele Cusimano nel suo podere in contrada Ciandro "ove si trovarono in grandissimo numero sepolture con coperchi ad iscrizioni a mosaico e contenenti scheletri di gran mole, piccoli vasi, mobili e monete bizan¬tine e romane". Il Cusimano però non capì il valore della propria scoperta e, rotte tutte le urne e usati i cocci per la costruzione di un piccolo podere decise di vendere a un antiquato di Palermo per pochi spiccioli le monete. Per cui nulla è rimasto della preziosa scoperta.


...ai giorni nostri


Anche nella storia risorgimentale Casteldaccia ha avuto la sua parte.

Quando nel 1848 Palermo insorse contro i Borboni un drappello di soldati regi si recò a Casteldaccia. L' alfiere che stava al comando dei soldati sventolando una pezzuola bianca chiese delle vettovaglie ai paesani che nel frattempo si erano asserragliati dentro le case. Ma sentendosi rispondere che non c'era pane per i nemici la guarnigione si diresse verso le spiagge del paese dove stavano ad attende¬re alcune navi.

I soldati stavano quasi per imbarcarsi, quando alcuni animosi paesani cominciarono, dall'altura del cozzo del canapè, a fare fuoco con dei fucili.

Dapprima sorpresi, i soldati regi allora riportarono a terra uno dei cannoni già imbarcato e risalirono per il paese. Vi fu un'aspra battaglia che, tra l'altro, diroccando un angolo della casa del cav. Giuseppe Abbate di Lungarini, asportò - come ci racconta il Vallardi - la testa di un tale Pedone che sparava incessantemente da lì. Ma fece anche altre vittime poiché i soldati ridiscesero in spiaggia solo a tarda notte e non prima di avere arrecato danni all'abitato e alle persone.

La presenza delle famiglie Abbate Lungarini e Alliata è stata molto importante nella storia, anche economica, del paese.

Le due famiglie uniscono poi le proprie sorti grazie ad un matrimonio tra Felicita Lo Faso nipote di Ignazio Abate e il Duca Eduoardo che lega il proprio destino alla nascita della prestigiosa azienda enologica Corvo che prende il nome dall'omonima contrada casteldaccese.

Nel 1828 il Duca Edoardo fece venire infatti un insigne enologo dalla Francia per razionalizzare i sistemi di vinificazione e commercio.

Quello fu l'avvio dell'azienda enologica.

Casteldaccia inoltre è nei ricordi (ne è testimonianza anche un racconto epistolare ambientato nel paese) della scrittrice Dacia Maraini, discendente del duca di Salaparuta, che cita il paese anche nel suo noto romanzo "Bagheria".

Intorno agli anni trenta di questo secolo sorgono le ville in stile liberty sulla collina di fronte al mare in una zona del paese destinata però a restare tagliata fuori dal centro urbano anche a causa del pas¬saggio dell'autostrada.

Di proprietà della borghésia palermitana sono quasi tutte opera di un unico capomastro casteldaccese: Giuseppe Bucalo.

Successivamente il paese comincia ad espandersi verso l'interno, sorgono nuovi quartieri: negli anni `50 e`60 nasce il rione Girato-Bonaccolto negli anni `70 il rione Olivuzza, negli anni `80 si amplia il quartiere Nutricato, così chiamato anticamente perché vi si nutrivano i bachi da seta, e negli anni `90, in maniera alquanto disordinata, sorge il quartiere Orestagno-Cutelli. Mentre la costa purtroppo viene interessata da un abusivismo edilizio selvaggio che ne lascia ben poco alla fruizione pubblica.

Tra gli artisti che hanno legato il loro nome in questo paese si ricordano lo scultore Pietro Piraino (1878-1950) e il poeta Elvezio Petix (1912-1976).


Testi tratti dal Calendario di Casteldaccia 2004

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www.casteldaccia.net

22 novembre 2015

Ricatto via webcam

ATTENZIONE!

Si avvisano i signori maschietti che è in pieno boom un nuovo tipo di estorsione che sta prendendo piede in questi giorni su facebook e su internet in genere e funziona così:

Si viene adescati da una bella ragazza, via facebook, msn, badoo ed anche tramite pop-up che appaiono visitando siti internet che dovrebbero essere sicuri. La signorina, dopo un pò di chiacchiere innocue comincerà a surriscaldare l'ambiente con battutine a sfondo sessuale che voi naturalmente (e anche io) accoglierete con  entusiasmo; dopo qualche minuto sarete belli e pronti per essere cucinati a puntino e la bonazza vi chiederà se volete per caso fare qualche giochino con la webcam... neanche a dirlo, location permettendo, in un attimo siete già in tenuta adamitica, ma... ma la signorina che vi sta incitando a fare maialerie di ogni genere sta anche REGISTRANDO TUTTO IL VIDEO PORNO di cui VOI siete gli attori protagonisti! E non lo sta memorizzando solo per guardarselo quando è triste, ma lo userà invece per ricattarvi, chiedendovi di versarle dei soldi per mezzo di Western Union o Paypal e minacciando di sputtanarvi a vita pubblicandolo su youtube, youporn, facebook, e-mule etc etc etc

A quel punto voi cosa fareste?

A) Scoppiate in lacrime e lo dite a vostra madre che sarà contentissima di voi e non vedrà l'ora di aiutarvi;
B) Scoppiate in lacrime e poi pensate di risolvere il tutto andando alla polizia postale, che invece non potrà aiutarvi perchè il vostro ricattatore si trova in Bielorussia e non è in ogni caso possibile rimuovere da internet i video pubblicati tramite programmi di condivisione peer2peer (e-mule, sherazaa, #torrent eccetera);
C) Scoppiate in lacrime poi fate i bagagli e vi trasferite laddove internet ancora non arriva (tipo il Kazakistan del sud)
D) Scoppiate in lacrime e decidete che sputtanato per sputtanato tanto vale provare a fare carriera come pornodivo, chè se sei bravo un giorno ti fanno fare la pubblicità delle patatine...


Giuseppe Amenta per www.casteldaccia.net

22 febbraio 2015

La polizia vuole 100 euro...

Comunicazione di servizio:

se il vostro PC dovesse ad un certo punto bloccarsi e sullo schermo dovesse apparire il logo della polizia, dei carabinieri o della guardia di finanza ed un messaggio che vi dice che avete visitato dei siti vietati e per sbloccarli dovete versare dei soldi, non allarmatevi e soprattutto NON PAGATE!

E' solo un virus diffuso on-line da alcuni truffatori, che tentano di spillare qualche euro ai navigatori meno navigati, giocando sulla paura e sulla vergogna della gente per aver visitato qualche sito a luci rosse.

Per rimuovere il virus e quindi sbloccare il PC dovete:

1) rivolgervi al solito amico smanettone che non avrà difficoltà a sistemare tutto "aggratiss"
2) Oppure, se volete provare a farlo da soli: riavviate il PC in modalità provvisoria (di solito premento il tasto F8 durante l'avvio del PC) e poi cancellate il file che si trova quì

C:\Documents and Settings\"nome utente"\Menu Avvio\Programmi\Esecuzione automatica\wpbt0.dll.lnk (o simili)

ed anche quello che trovate quì, abilitando la visualizzazione di file e cartelle di sistema

C:\Documents and Settings\AG\Impostazioni locali\temp\WPBT0.DLL

dopodiché aggiornate il vostro antivirus, o installatene uno se non ce l'avete!

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www.casteldaccia.net


27 novembre 2014

Cartello promozionale



un delicato consiglio per gli acquisti di una bancarella palermitana di via bandiera


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www.casteldaccia.net

27 settembre 2014

Casteldaccia del secolo scorso

Officina Bonomolo - Casteldaccia

 ...e all'improvviso arriva lei, la pagina Facebook che mancava, che ci strappa via dalla noia delle solite mezze gambe fotografate sulla spiaggia e dagli autoscatti delle funce a papera di adolescenti e non.
La pagina si chiama "Casteldaccia: come eravamo" ed è già piena di foto vecchissime e più recenti, che ritraggono persone e personaggi della Casteldaccia che fu.

Un salto nel passato, una boccata d'aria fresca che entra dalla finestra della rete e ci regala un sorriso, portandoci lontano, per un momento, dalla spazzatura e dalle autobotti, dalle tasse, dalla maggioranza e dall'opposizione, dalla disoccupazione e dal degrado da cui dobbiamo tirarci fuori al più presto.

Grazie a Giusi Manzella per averla ideata e speriamo che ognuno di voi metta mano agli album di famiglia e contribuisca a rendere pubblico un patrimonio di cultura che da solo, servirebbe a giustificare l'esistenza di facebook.


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Giuseppe Amenta per www.casteldaccia.net


17 giugno 2014

Emozioni

" il pensiero andrà a cercare
tutte le volte che ti sentirò distante
tutte le volte che ti vorrei parlare
per dirti ancora che
SEI SOLO TU LA COSA CHE PER ME E' IMPORTANTE..."  
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Gaetano Canale



16 novembre 2013

Piove, ma che melodia!


...e da un post di un'amica su faccialibro, scopro con piacere che c'è in giro ancora qualcuno che ha voglia di provarci!


Forse ero l'unico a non saperlo, ma la notizia mi fa piacere darla lo stesso, per chi magari come me non frequenta molto il suo amato/odiato paese: Leonardo Rubino, conosciutissimo concittadino da sempre sulla piazza in tema di musica, collaborando con Lorenzo Piraino che ne ha curato gli arrangiamentiha prodotto e pubblicato su youtube il singolo dal titolo "Piove", brano inedito tratto dall'album "Tutte le parole" realizzato dagli stessi autori.
Il video che vede Leonardo come protagonista dell'intero brano, ha già raggiunto gli 800 visitatori a pochi giorni dalla pubblicazione.
Guardatelo anche voi, ascoltate e riascoltate che è una bella canzone ed ha tutte le carte in regola per diventare famosa. A palla a casa ed in macchina, ma soprattutto diffondete, pubblicate, condividete quanto più possibile: in bocca al lupo a Leonardo e Lorenzo!


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Giuseppe Amenta 
per www.casteldaccia.net


22 maggio 2013

Bufala fresca di giornata



BUFALA del giorno:

Ciao a tutti, ho visto la cosa sulla privacy che sta girando su facebook stamattina, quella che se non la pubblicate in bacheca facebook si frega i dati e "ne fa quello che vuole": tranquilli, Facebook ne fa quello che vuole lo stesso! Quindi potete frescamente evitare di diffondere notizie allarmanti, rischiando di provocare l'ictus ai soggetti predisposti!. 

In realtà Facebook Inc. è un soggetto privato di diritto statunitense, chiunque utilizzi i suoi servizi, approva tacitamente le condizioni fissate da loro e dalla legislazione americana, chi non ci sta semplicemente non dovrebbe utilizzarlo: loro se ne infischiano altamente della legislazione sulla privacy italiana e soprattutto della "legge UCC 1-308 - 1 308 1-103 e con lo statuto di Roma, in Brasile dal codice di protezione e tutela del consumatore (legge 8.078/90) e in Argentina dalla legge 26.388 del CCP"  !!! Ma l'avete letta prima di pubblicarla? E' meravigliosa!

Non intasate la rete!

Buona giornata a tutti.



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Giuseppe MoKo Amenta per Casteldaccia.net



18 maggio 2013

The working dead

Sul set della nuova serie tv "The working dead".
Trama: Mentre lo scirocco dissemina la munnizza distribuendola uniformemente sulle strade di Bagheria, gli impiegati morti del coinres invadono il territorio dell'ato4 nutrendosi di sindaci freschi e aspiranti tali, che per difendersi sparano raffiche di cazzate e promesse non mantenibili alle quali forse gli zombie abboccheranno. Intanto i cittadini vanno a lezioni di giapponese, per imparare a bestemmiare anche in quella lingua.


(Giuseppe Amenta via mail per pubblicazione immediata)

Chiarimenti sugli "zombie"


A seguito del post "the working dead", ricevo un messaggio privato su Facebook che mi lascia interdetto. Mi sorge il dubbio di essere stato frainteso, quindi per dormire sereno di notte, rispondo pubblicamente alla signora M. che amareggiata mi scrive:

"cancelli le cattiverie sugli zombi ci fà più bella figura. E chieda scusa per le cattiverie scritte. ridere sulla disoccupazione in una terra amara come la sicilia non le fa onore."

Ridere?
Io volevo far piangere, denunciare le promesse dei politici corruttori e di chi, per necessità, si lascia comprare con un lavoro falso, inutile, dannoso per le casse dei Comuni e dei cittadini.
COINRES, AMIA, LSU, articolisti vari, GESIP,  sono tutti figli (morti) dello stesso sistema clientelare che ha reso la Sicilia "amara".
Non, c'è niente da ridere, c'è da sputare in faccia a chi promette corsie preferenziali per trovare un lavoro, scavalcando qualsiasi etica, qualsiasi meritocrazia, qualsiasi cosa che io chiamo onestà. Ed in quella foto ci sono i risultati.
Gentile signora M., la mia era un'amara ironia. Ridere è l'ultima cosa che volevo far fare. Spero di averle chiarito il concetto.

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Giuseppe Amenta

09 maggio 2013

scuse per tutti. pubblicazione immediata

Caro Giuseppe,
mi dispiace aver provocato questa tua reazione, sinceramente non penso di aver offeso nessuno, ma se qualcuno si è sentito, in qualche maniera, oltraggiato dalle mie parole, spero voglia accettare le mie più sentite e sincere scuse.
Il mio post voleva essere una maniera per esprimere la mia opinione su ciò che sento e che vedo in giro per il paese, voleva essere una maniera di comunicare agli altri ciò che pensavo.

Non ho fatto nomi se non quelli dei canditati ufficiali alla carica di primo cittadino, candidati che reputo, per inciso, persone oneste e degne di fiducia da parte dei cittadini. Non ho giudicato nessuno, ma soltanto, mi sono limitato a giudicare la metodologia con la quale in questo paese si fa campagna elettorale gettando fango sugli altri.
Ribadisco il mio malessere per la tua reazione, ma se può essere utile, hai tutta la mia approvazione se deciderai di cancellare il mio post dal blog.

Una cosa, però, ci tengo a puntualizzare:- l'anonimato non è sempre frutto di mancanza di coraggio, nel caso specifico è stata questione di opportunità, non ho bisogno di pubblicità e sopratutto non intendo farne a nessuno, mettere la firma in calce sarebbe stato errato, in quanto, essendo schierato, avrei, in quel caso si, offeso qualcuno.

Per ciò che riguarda il mio odore, t'assicuro che emano olezzo di onestà e correttezza, forse pecco di modestia, ma ti posso garantire che mai sono sceso a compromessi, non ho barattato mai la mia dignità per niente al mondo.
La mattina mi posso guardare allo specchio serenamente e soprtutto posso gurdare dritto negli occhi chiunque. Ti basti sapere che la mia formazione civica e morale è frutto di sani principi inculcati dai miei genitori e da insegnanti particolarmente illuminati ( mi riferisco in particolare alla beneamata signora Rosa, so che capirai!).

Quando tutto questo pandemonio elettorale finirà, sicuramente mi farò riconoscere, so fin da ora che sarà una delusione, d'altronde mi definisco un signor nessuno che, però, pensa che il nostro paese abbia diritto ad un futuro migliore.
Mi auguro che questa nostra querelle possa essere da traino da stimolo per altre persone. le diverse opinioni sono sempre formative, servono a svegliare le menti sopite e ci permettono di fare un quadro più ampio su diverse questioni.
Prima di augurare buona vita a te ed ai lettori, desidero, nuovamente, scusarmi, se per ignoranza o poca dimestichezza con le parole, ho offeso chicchesia.

Ciao e grazie per l'opportunita che il tuo blog ci offre ogni giorno, spero di utilizzarlo ancora in futuro, magari per complimentarmi con i nostri futuri amministratori o, al contrario, per far notare qualche disservizio o qualche anomalia nella gestione della cosa pubblica, ovviamente sempre secondo la mia modesta opinione.

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Pubblicato via e-mail da utente anonimo

03 maggio 2013

pubblicazione immediata

Finalmente si avvicinano le elezioni comunali.
Tutti siamo più buoni, più bravi, più disponibili con gli altri.
Tutti ci rifacciamo il look per renderci più "appetibili".
In un paese morto, le elezioni rappresentano un momento di fervore civile e politico. Ancora i toni sono sicuramente edulcorati, non è
ancora iniziato il tutti contro tutti. Per la verità, qualcuno ha già iniziato, sono i soliti noti che vogliono farci credere che tutto il marcio sta da una parte ( ovviamente non la loro).
Di sicuro c'è che pensano che i Casteldaccesi siano tutti degli emeriti imbecilli, non dotati di olfatto fine per sentire la puzza. Sentendo in giro i nomi dei candidati al consiglio comunale ho avuto difficoltà ha distinguere il nuovo dal vecchio. La lista di Spatafora è certamente la continuità, come lo è sicuramente la lista Montesanto.
Chiunque abbia, anche soltanto un poco, bazzicato la vita politica degli ulti 20 anni, si rende facilmente conto di quanto vecchio si nasconde nel nuovo, di quanti figli o affini di politicanti navigati, siano stati inseriti qua e la al fine di garantirsi comunque un paracadute (meditate grillini meditate).
Come nella più classica delle vicende politiche Siciliane si vuole cambiare per non cambiare nulla, in questo siamo maestri. Non facciamoci prendere per i fondelli, ovviamente ognuno di noi, voterà secondo coscenza, ovviamente ognuno di noi si troverà a decidere da che parte stare in questa bagarre elettorale.
L'importante, dal mio punto di vista, è votare comunque la persona che ti sembra più onesta, al di la dei bellissimi programmi ci sono le facce più o meno attraenti, ci sono i personaggi più o meno presentabili.
Concludo, con l'invito a tutti, di recarsi alle urne, il momento delle elezioni è comunque importante, è l'unica occasione per esprimere un parere, un'idea. Tanto dall'indomani non conteremo più nulla nemmeno per i falsi imbonitori che oggi sembrano preoccuparsi dei nostri problemi quotidiani.
Prima di chiudere, voglio fare un invito a tutti i candidati:- prima di esprimere qualsivoglia giudizio sugli altri, guadatevi allo specchio e odoratevi per vedere se puzzate di stantio indipendentemente dall'età anagrafica....
Ciao a tutti e buona vita.

-- Pubblicato via e-mail da utente anonimo --


27 novembre 2012

26 novembre 2012

Cerco padrone

Qualcuno ha smarrito questo bel pastore? Non ha il collare ma dal segno sul collo deve averlo avuto. Avvistato in zona centro sociale, 5 minuti fa.
Pubblicazione immediata

18 settembre 2012

I: inaugurazione torre duca di salaparuta


Come assessore alla cultura del comune di Casteldaccia,voglio segnalare, al link indicato di seguito, il video  della cerimonia d'inaugurazione della Torre Duca Di Salaparuta, un evento che una volta tanto, ha visto la nostra comunità veramente unita:


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Vincenzo Accurso

pubblicazione immediata

19 luglio 2012

Parole da ricordare e sulle quali riflettere

Intervento di Roberto Scarpinato, Procuratore generale della corte d'appello di Caltanissetta, alla commemorazione per il ventennale della strage di via D'Amelio


Caro Paolo,

oggi siamo qui a commemorarti in forma privata perché più trascorrono gli anni e più diventa imbarazzante il 23 maggio ed il 19 luglio partecipare alle cerimonie ufficiali che ricordano le stragi di Capaci e di via D'Amelio.

Stringe il cuore a vedere talora tra le prime file, nei posti riservati alle autorità, anche personaggi la cui condotta di vita sembra essere la negazione stessa di quei valori di giustizia e di legalità per i quali tu ti sei fatto uccidere; personaggi dal passato e dal presente equivoco le cui vite – per usare le tue parole – emanano quel puzzo del compromesso morale che tu tanto aborrivi e che si contrappone al fresco profumo della libertà.

E come se non bastasse, Paolo, intorno a costoro si accalca una corte di anime in livrea, di piccoli e grandi maggiordomi del potere, di questuanti pronti a piegare la schiena e a barattare l'anima in cambio di promozioni in carriera o dell'accesso al mondo dorato dei facili privilegi.

Se fosse possibile verrebbe da chiedere a tutti loro di farci la grazia di restarsene a casa il 19 luglio, di concederci un giorno di tregua dalla loro presenza. Ma, soprattutto, verrebbe da chiedere che almeno ci facessero la grazia di tacere, perché pronunciate da loro, parole come Stato, legalità, giustizia, perdono senso, si riducono a retorica stantia, a gusci vuoti e rinsecchiti.

Voi che a null'altro credete se non alla religione del potere e del denaro, e voi che non siete capaci di innalzarvi mai al di sopra dei vostri piccoli interessi personali, il 19 luglio tacete, perché questo giorno è dedicato al ricordo di un uomo che sacrificò la propria vita perché parole come Stato, come Giustizia, come Legge acquistassero finalmente un significato e un valore nuovo in questo nostro povero e disgraziato paese.

Un paese nel quale per troppi secoli la legge è stata solo la voce del padrone, la voce di un potere forte con i deboli e debole con i forti. Un paese nel quale lo Stato non era considerato credibile e rispettabile perché agli occhi dei cittadini si manifestava solo con i volti impresentabili di deputati, senatori, ministri, presidenti del consiglio, prefetti, e tanti altri che con la mafia avevano scelto di convivere o, peggio, grazie alla mafia avevano costruito carriere e fortune.

Sapevi bene Paolo che questo era il problema dei problemi e non ti stancavi di ripeterlo ai ragazzi nelle scuole e nei dibattiti, come quando il 26 gennaio 1989 agli studenti di Bassano del Grappa ripetesti: "Lo Stato non si presenta con la faccia pulita… Che cosa si è fatto per dare allo Stato… Una immagine credibile?… La vera soluzione sta nell'invocare, nel lavorare affinché lo Stato diventi più credibile, perché noi ci dobbiamo identificare di più in queste istituzioni".

E a un ragazzo che ti chiedeva se ti sentivi protetto dallo Stato e se avessi fiducia nello Stato, rispondesti: "No, io non mi sento protetto dallo Stato perché quando la lotta alla mafia viene delegata solo alla magistratura e alle forze dell'ordine, non si incide sulle cause di questo fenomeno criminale". E proprio perché eri consapevole che il vero problema era restituire credibilità allo Stato, hai dedicato tutta la vita a questa missione.

Nelle cerimonie pubbliche ti ricordano soprattutto come un grande magistrato, come l'artefice insieme a Giovanni Falcone del maxiprocesso che distrusse il mito della invincibilità della mafia e riabilitò la potenza dello Stato. Ma tu e Giovanni siete stati molto di più che dei magistrati esemplari. Siete stati soprattutto straordinari creatori di senso.

Avete compiuto la missione storica di restituire lo Stato alla gente, perché grazie a voi e a uomini come voi per la prima volta nella storia di questo paese lo Stato si presentava finalmente agli occhi dei cittadini con volti credibili nei quali era possibile identificarsi ed acquistava senso dire " Lo Stato siamo noi". Ci avete insegnato che per costruire insieme quel grande Noi che è lo Stato democratico di diritto, occorre che ciascuno ritrovi e coltivi la capacità di innamorarsi del destino degli altri. Nelle pubbliche cerimonie ti ricordano come esempio del senso del dovere.

Ti sottovalutano, Paolo, perché la tua lezione umana è stata molto più grande. Ci hai insegnato che il senso del dovere è poca cosa se si riduce a distaccato adempimento burocratico dei propri compiti e a obbedienza gerarchica ai superiori. Ci hai detto chiaramente che se tu restavi al tuo posto dopo la strage di Capaci sapendo di essere condannato a morte, non era per un astratto e militaresco senso del dovere, ma per amore, per umanissimo amore.

Lo hai ripetuto la sera del 23 giugno 1992 mentre commemoravi Giovanni, Francesca, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Parlando di Giovanni dicesti: "Perché non è fuggito, perché ha accettato questa tremenda situazione, perché mai si è turbato, perché è stato sempre pronto a rispondere a chiunque della speranza che era in lui? Per amore! La sua vita è stata un atto di amore verso questa sua città, verso questa terra che lo ha generato".

Questo dicesti la sera del 23 giugno 1992, Paolo, parlando di Giovanni, ma ora sappiamo che in quel momento stavi parlando anche di te stesso e ci stavi comunicando che anche la tua scelta di non fuggire, di accettare la tremenda situazione nella quale eri precipitato, era una scelta d'amore perché ti sentivi chiamato a rispondere della speranza che tutti noi riponevamo in te dopo la morte di Giovanni.

Ti caricammo e ti caricasti di un peso troppo grande: quello di reggere da solo sulle tue spalle la credibilità di uno Stato che dopo la strage di Capaci sembrava cadere in pezzi, di uno Stato in ginocchio ed incapace di reagire.

Sentisti che quella era divenuta la tua ultima missione e te lo sentisti ripetere il 4 luglio 1992, quando pochi giorni prima di morire, i tuoi sostituti della Procura di Marsala ti scrissero: "La morte di Giovanni e di Francesca è stata per tutti noi un po' come la morte dello Stato in questa Sicilia. Le polemiche, i dissidi, le contraddizioni che c'erano prima di questo tragico evento e che, immancabilmente, si sono ripetute anche dopo, ci fanno pensare troppo spesso che non ce la faremo, che lo Stato in Sicilia è contro lo Stato e che non puoi fidarti di nessuno. Qui il tuo compito personale, ma sai bene che non abbiamo molti altri interlocutori: sii la nostra fiducia nello Stato".

Missione doppiamente compiuta, Paolo. Se riuscito con la tua vita a restituire nuova vita a parole come Stato e Giustizia, prima morte perché private di senso. E sei riuscito con la tua morte a farci capire che una vita senza la forza dell'amore è una vita senza senso; che in una società del disamore nella quale dove ciò che conta è solo la forza del denaro ed il potere fine a se stesso, non ha senso parlare di Stato e di Giustizia e di legalità.

E dunque per tanti di noi è stato un privilegio conoscerti personalmente e apprendere da te questa straordinaria lezione che ancora oggi nutre la nostra vita e ci ha dato la forza necessaria per ricominciare quando dopo la strage di via D'Amelio sembrava – come disse Antonino Caponnetto tra le lacrime – che tutto fosse ormai finito.

Ed invece Paolo, non era affatto finita e non è finita. Come quando nel corso di una furiosa battaglia viene colpito a morte chi porta in alto il vessillo della patria, così noi per essere degni di indossare la tua stessa toga, abbiamo raccolto il vessillo che tu avevi sino ad allora portato in alto, perché non finisse nella polvere e sotto le macerie.

Sotto le macerie dove invece erano disposti a seppellirlo quanti mentre il tuo sangue non si era ancora asciugato, trattavano segretamente la resa dello Stato al potere mafioso alle nostre spalle e a nostra insaputa.

Abbiamo portato avanti la vostra costruzione di senso e la vostra forza è divenuta la nostra forza sorretta dal sostegno di migliaia di cittadini che in quei giorni tremendi riempirono le piazze, le vie, circondarono il palazzo di giustizia facendoci sentire che non eravamo soli.

E così Paolo, ci siamo spinti laddove voi eravate stati fermati e dove sareste certamente arrivati se non avessero prima smobilitato il pool antimafia, poi costretto Giovanni ad andar via da Palermo ed infine non vi avessero lasciato morire.

Abbiamo portato sul banco degli imputati e abbiamo processato gli intoccabili: presidenti del Consiglio, ministri, parlamentari nazionali e regionali, presidenti della Regione siciliana, vertici dei Servizi segreti e della Polizia, alti magistrati, avvocati di grido dalle parcelle d'oro, personaggi di vertice dell'economia e della finanza e molti altri.

Uno stuolo di sepolcri imbiancati, un popolo di colletti bianchi che hanno frequentato le nostre stesse scuole, che affollano i migliori salotti, che nelle chiese si battono il petto dopo avere partecipato a summit mafiosi. Un esercito di piccoli e grandi Don Rodrigo senza la cui protezione i Riina, i Provenzano sarebbero stati nessuno e mai avrebbero osato sfidare lo Stato, uccidere i suoi rappresentanti e questo paese si sarebbe liberato dalla mafia da tanto tempo.

Ma, caro Paolo, tutto questo nelle pubbliche cerimonie viene rimosso come se si trattasse di uno spinoso affare di famiglia di cui è sconveniente parlare in pubblico. Così ai ragazzi che non erano ancora nati nel 1992 quando voi morivate, viene raccontata la favola che la mafia è solo quella delle estorsioni e del traffico di stupefacenti.

Si racconta che la mafia è costituita solo da una piccola minoranza di criminali, da personaggi come Riina e Provenzano. Si racconta che personaggi simili, ex villici che non sanno neppure esprimersi in un italiano corretto, da soli hanno tenuto sotto scacco per un secolo e mezzo la nostra terra e che essi da soli osarono sfidare lo Stato nel 1992 e nel 1993 ideando e attuando la strategia stragista di quegli anni. Ora sappiamo che questa non è tutta la verità.

E sappiamo che fosti proprio tu il primo a capire che dietro i carnefici delle stragi, dietro i tuoi assassini si celavano forze oscure e potenti. E per questo motivo ti sentisti tradito, e per questo motivo ti si gelò il cuore e ti sembrò che lo Stato, quello Stato che nel 1985 ti aveva salvato dalla morte portandoti nel carcere dell'Asinara, questa volta non era in grado di proteggerti, o, peggio, forse non voleva proteggerti.

Per questo dicesti a tua moglie Agnese: "Mi ucciderà la mafia, ma saranno altri che mi faranno uccidere, la mafia mi ucciderà quando altri lo consentiranno". Quelle forze hanno continuato ad agire Paolo anche dopo la tua morte per cancellare le tracce della loro presenza. E per tenerci nascosta la verità, è stato fatto di tutto e di più.

Pochi minuti dopo l'esplosione in Via D'Amelio mentre tutti erano colti dal panico e il fumo oscurava la vista, hanno fatto sparire la tua agenda rossa perché sapevano che leggendo quelle pagine avremmo capito quel che tu avevi capito.

Hanno fatto sparire tutti i documenti che si trovavano nel covo di Salvatore Riina dopo la sua cattura. Hanno preferito che finissero nella mani dei mafiosi piuttosto che in quelle dei magistrati. Hanno ingannato i magistrati che indagavano sulla strage con falsi collaboratori ai quali hanno fatto dire menzogne. Ma nonostante siano ancora forti e potenti, cominciano ad avere paura.

Le loro notti si fanno sempre più insonni e angosciose, perché hanno capito che non ci fermeremo, perché sanno che è solo questione di tempo. Sanno che riusciremo a scoprire la verità. Sanno che uno di questi giorni alla porta delle loro lussuosi palazzi busserà lo Stato, il vero Stato quello al quale tu e Giovanni avete dedicato le vostre vite e la vostra morte.

E sanno che quel giorno saranno nudi dinanzi alla verità e alla giustizia che si erano illusi di calpestare e saranno chiamati a rendere conto della loro crudeltà e della loro viltà dinanzi alla Nazione.

(pubblicazione immediata su www.casteldaccia.net)

19 giugno 2012

Diario di un'elezione 2


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Post rimosso
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MI DUOLE MA NON POSSO PERMETTERE CHE SI OFFENDANO PERSONE NASCONDENDOSI DIETRO L'ANONIMATO

Una firmetta nome e cognome e l'offesa diventa dibattito costruttivo. Senza contare che esponendosi con la propria faccia i toni si moderano, l'accusato può difendersi, l'accusatore acquista in dignitá e la crescita politica diventa possibile. Senza firma é sterile curtigghio e per me non va bene, non su questo blog.

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Giuseppe Amenta

18 giugno 2012

Diario di un'elezione

==Pubblicazione immediata==

Francamente, non credo di essere un bigotto della politica, né un
ingenuo. In tanti anni di elezioni a qualsiasi livello, anche col
ruolo di semplice spettatore, ho imparato a riconoscere "l'animale"
che spesso si nasconde dietro ogni buon finto politico. E in sincerità
non avevo mai visto quello che ho visto quest'anno per le elezioni a
sindaco nel nostro paese.
Un po' di meraviglia mista ad indignazione l'ho provata una delle sere
a ridosso delle votazioni all'arsenale delle apparizioni, in occasione
della presentazione di una delle tante liste di consiglieri. Ho visto
in prima fila gente del PD (menoelle), sindacalisti di sinistra e
braccianti, gente che non più di 10 anni fa armeggiava ancora col
tazebao, assieme a galoppini del Pdl applaudire tre interventi di alte
personalità: uno dell'on.le Scoma, un altro dell'on.le Vicari e infine
dell'on.le Giammanco. Roba che Berlinguer e Fanfani dentro la tomba si
sarebbero rivoltati centinaia di volte.
E pensavo di aver visto tutto. Invece, la domenica successiva in
piazza c'è stata la replica, questa volta gli abbracci e i baci tra
Nietsche e Marx sono stati scambiati per la presenza dell'on.le
Cascio.
Ma non finisce mica qui.
Infatti, poi, nel pomeriggio, così come si usava una volta per le
visite ai parenti, in una specie di ricambio di cortesia, ad
applaudire e ad onorare l'on.le Cracolici del nuovo PD (menoelle), si
sono recati in religioso corteo i galoppini del Pdl. Presumo che
queste immagini siano state una gran bella soddisfazione per gli ex
comunisti.
E proprio come nella migliore tradizione delle visite parentali, dopo,
è seguito un breve rinfresco con tarallucci e rosolio.
Sullo sfondo le struggenti note di Forza Italia e Bandiera Rossa in un
ipotetico abbraccio. Il tutto in un'atmosfera festaiola, quasi onirica
e surreale direi.
Questo è il fatto, e non so voi, ma io in queste scene da romanzo
kafkiano, un po' di disagio l'ho avvertito.
E' stato solo un attimo, il tempo di un batter d'ali ed è passato via.
Anche questa, da domani sarà l'ennesima normalità.
1973 Antonello Venditti: «….. "avanti! tutti al bar". Dove Nietsche e
Marx si davano la mano …….»

Pubblicato da anonimo via e-mail